La parte, l’intero e la continuità

scritto da Insideyou
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 12 ore fa • Revisionato 12 ore fa
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Testo: La parte, l’intero e la continuità
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Il cosmo è un istante unico, univoco, integro, armonioso e coeso di creazione sempre nuovo; la materia è il manifesto frammentato dalla scia finita dell'accadere che, addensandosi come accumulo dell'accaduto in espansione, assume la forma trattenuta, permanente e reiterante degli osservatori che, modellandolo nella misurazione dei suoi detriti, lo rendono stabile nelle loro realtà, che non differiscono affatto però da ciò che pensano di vedere: anche loro sono ciò che esiste, perché sono già trascorsi e finiti ancor prima di averne un barlume di coscienza.

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Non mangiava la carne, neppure il pesce. Diceva che uccidere era deplorevole per un essere umano e giammai avrebbe banchettato con i resti degli animali rendendosi così complice di colui che non solo ancora oggi li alleva per uccidere, ma che un tempo oltre che ammazzare per nutrirsi, in talune tradizioni, usanze o anche rituali, lo avevano visto addirittura essere cannibale. Pertanto si cibava di soli vegetali, scegliendo con cura frutta e verdura, bilanciando sapientemente calorie e proteine, in modo da mangiare sano e mettere in pratica i suoi lunghi studi di nutrizionista, distanziandosi così dai balordi, dalla massa, da coloro che uccidevano per denaro o per il gusto di rimpinzarsi per godere di sé stessi.

Che cos'è il mangiare? Cos'è l'atto del nutrimento? E che cos'è il gusto, cui siamo fortemente identificati e così condizionati da ricercare sempre e solo quello più piacevole? Come si può esplorare ed indagare un tema così importante, avendo cura di non sezionarlo, osservarlo da un punto di vista non particolare, toccarlo da uno stato di completa e totale libertà in modo che non vi sia alcuna direzione, condanna o giustificazione di sorta? Una volta l'uomo era integralmente unito con il mondo. C'era un'armonia ed un ordine supremo che vedeva il mondo come un intero composto da parti, non parti che reclamano ognuna di esse, di essere l'intero.

Quando c'era la bellezza incontaminata delle terre, delle acque, dei cieli, le profonde vallate e le rigogliose foreste; quando c'era il profumo dei fiori selvatici, la fragranza delle resine degli alberi, il mormorio scintillante delle foglie carezzate dal vento e dal sole; quando c'era il canto soave degli uccelli, la delicatezza dei fiumi, la compostezza delle piante, la dignitosa austerità delle montagne e tutte le specie animali che coloravano questo quadro sublime, l’uomo aveva già iniziato a mettere, attraverso questa percezione, una distanza tra sé ed il mondo ed a compiere il primo passo della divisione. L'uomo era parte di tutto questo e tutto questo era l'uomo: il vedere, il sentire, il toccare ed il nutrirsi di ciò che la natura donava all'uomo; in tutto ciò, senza separazione e senza misura, c’era il senso assoluto ed eccelso del vivere. Ma l'uomo ha portato in sé quell’immagine della bellezza immensa del sole, dei cieli e delle terre: il calore, la luce, il movimento, il fuoco, il colore, la vita e le forme. Si è identificato fortemente in quell'immagine proclamandosi, nell’atto di scindersi da quel mondo di cui faceva parte, un'entità superiore cui è stato donato proprio quel mondo. Ha iniziato dunque a violarlo, contaminarlo, inquinarlo, usarlo e distruggerlo a suo piacimento progressivamente nel tempo, con la barbarie, l’arroganza e la crudeltà. Nella sempre più incontrollabile e smaniosa ricerca di sé stesso, della sua conferma e della sua identità, scindendosi in ulteriori parti, ha iniziato la sua espansione attraverso una non più procreazione ordinata ed in sintonia con il mondo, ma ha reiterato indefinitamente sé stesso per raggiungere un volume di realtà particolari sempre più esteso, in modo da ritenersi e qualificarsi, nella dimensione che avrebbe assunto l’umanità, il tutto dal quale si era separato e col quale si era paragonato per essere tale e quale. Ha plasmato la sua reiterazione fissando schemi, culti, riti, culture, religioni e tradizioni in modo che il rapporto tra i suoi simili, che diventava così la società, fosse il mezzo ideale per ulteriormente rendere illimitato sé stesso e raggiungere l’integrità. Quando però una parte presume di essere l'interezza, dopo essersi scissa dall’unità, determina una divisione ed in quell'intervallo di spazio c'è conflitto, movimento, tempo, contrasto, esclusività e corruzione.

Quella parte che è l’uomo, ha infinitamente suddiviso sé stessa per colmare una distanza sempre più dilagante, sino a ritrovarsi ad esistere così frammentata da dover essere costretta a isolarsi in gruppi cui imporre regole, discipline e sanzioni per cercare di schematizzare e razionalizzare l'estensione illimitata e senza più controllo di sé stessa raggiunta, onde evitare il rischio di potersi annullare da sola, di finire, senza rendersi conto invece del fatto che proprio l'isolamento come parte e come gruppi, l'aveva già resa nulla. Gli effetti di tale ampio e vasto movimento, che ha visto l'accumulo di conoscenza e l'insito sviluppo del pensiero; la ricerca ossessionante del piacere in tutte le forme della sensazione in cui identificarsi per essere, divenire ed avere; la definizione ed il controllo dell'evoluzione, del progresso spirituale e materiale; l'illusione di possedere l'ordine supremo dell'universo; l'idea di avere l’amore assoluto e vero; la trasposizione in un'entità ancora più grande chiamata dio e la demarcazione del tempo come sequenze di immagini e di simboli accumulati come memoria per conseguirla, ha determinato così nell'effetto manifesto, caotico e palese dell'egocentrica espressione dell'avidità, questa brutalità, questa crudeltà, la meccanicità, l’insensibilità e la violenza. Pertanto il piacere del possesso, del dominio, dello sfruttamento, della posizione e del successo, in tutte le forme ed espressioni sensoriali possibili per continuare ad identificarsi per esistere ed essere così qualcosa, ha determinato il mondo com'è adesso.

Una sovrappopolazione estrema e dilagante che è l'effetto della ripetizione delle tante società, della paura, della moralità, della tradizione, del piacere del sesso, del piacere del possesso, del piacere della continuità, dell’illusione dell’apparire, dell'abbaglio del domani, ha determinato lo sfruttamento incondizionato del mondo e della sua manifestazione per soddisfare la sempre più avida sete degli umani. Serre, macelli, vivai, allevamenti, colture ed esperimenti genetici, sotto l'apparente nome di rispetto, amore, progresso, tecnologia e biologia, uccidono animali, piante e terre per portarli nei supermercati, nei mercati, nelle case di coloro che mangeranno e si rimpinzeranno per il piacere del gusto e della celebrazione di sé stessi nelle ricorrenze, nei locali gourmet o nelle più ricercate consuetudini e celebrazioni. Questa miseria contamina mari e cieli con i pesticidi, i concimi chimici e tutto ciò che non è più naturale ma artificiale, inquinando paradossalmente proprio quell'uomo che ha inventato tutto questo per preservarsi, erodendo sé stesso e rendendolo sempre più arido, vuoto, sterile e meccanico, come quei robot senza vita che lui stesso ha costruito per servirlo.

C'è visione di tutto questo? Una visione senza scelta e senza giustificazione o condanna? C'è una esatta e totale comprensione di tutto ciò che è stato realmente fatto? Senza che vi sia rivolta o reazione contraria che porta a non mangiare carne, pesce o frutti per distanziarsi da coloro che lo fanno e reagendo ad essi indicandoli? Non siamo noi stessi che abbiamo fatto tutto questo per preservare la divisione dal mondo e suggellare la nostra identità? E se ci rivoltiamo contro noi stessi, non ci divideremo forse ulteriormente? Se continuiamo su questa linea, non distruggeremo invece realmente il mondo, ovvero ciò che siamo? Cosa succede se, non proiettando più nulla, rimango immobile e fermo su questo fatto? Assolutamente immobile in modo che davanti a me posso vedere chiaramente il mostro che ho inventato, allevato e difeso in tutto questo tempo? Solamente la visione di questa verità produce un'azione che non ha nessun motivo o intenzione, perché qualunque motivo o intenzione non sarebbe che un altro ramo che si divide. Vedere e sentire tutto questo, profondamente ed interiormente, è l'espressione vivida dell'intelligenza e dell'integrità: solamente così può germogliare un fiore di una bellezza straordinaria ed incommensurabile in questo arido deserto interiore, dove sto versando adesso lacrime di vera compassione per l'illusione di quel "me" stesso che ha compiuto incredibilmente tutto questo disastro. Questo, è amore vero. E solo questo può rivoluzionare davvero gli umani, proprio nient'altro.

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